Puntualmente in febbraio torna il più importante torneo rugbystico per nazioni del vecchio continente. Si tratta di uno degli eventi sportivi più interessanti e combattuti in assoluto, grazie all'altissimo livello tecnico e alla grandissima cornice di pubblico che rende ogni match un fantastico evento sportivo. Scozia ed Italia a parte, le altre 4 nazioni (Inghilterra, Francia, Galles ed Irlanda) si giocano in ogni scontro diretto la vittoria finale, che rappresenta grande prestigio per la relativa federazione. Gli ultimi anni hanno visto un netto dominio della compagine Francese alternata ai successi del Galles nel 2005 e nell'ultima edizione. Tuttavia i galletti sono nel pieno di un ricambio generazionale che dopo le buone prestazioni anche in coppa del mondo li vede senza una mediana che possa competere con le altre pretendenti al titolo.L'Inghilterra è sempre una delle favorite grazie alla forza del proprio movimento rugbystico in patria ed al grandissimo bacino di giocatori. Wilkinson, l'apertura che ha portato al trionfo in coppa del mondo nel 2003 è un giocatore molto fragile e spesso non riesce a dare il proprio contributo con la maglia della nazionale. Tuttavia i Reds and Whites hanno un roster di grandissimo livello, soprattutto tra le riserve, riuscendo così a competere sempre e comunque contro le rivali.
Irlanda e Galles sono spesso e volentieri le sorprese del sei nazioni. Per questioni ovviamente demografiche non sempre riescono a stare al passo delle superpotenze Inghilterra e Francia anche a causa della forte competizione con calcio e sport celtici (Hurling e calcio Gaelico in Irlanda). Non è però il talento a mancare, in quanto entrambe possono schierare giocatori di livello assoluto come O'Gara, Stringer e O'Driscoll per i quadrifogli o Hook, Williams e Shanklin per i Gallesi. La Scozia invece da anni non riesce a trovare una squadra dal livello globale sufficiente per competere dopo il trionfo nell'ultimo 5 nazioni del 1999, trovandosi spesso a competere con l'Italia per evitare l'onta del cucchiaio di legno.
E questo ci porta a parlare finalmente della nazionale azzurra. La squadra ha un livello di talento sufficiente per riuscire ad affrontare alla pari ogni sfida della competizione. Negli ultimi anni è cresciuto molto il livello della squadra, trascinato dai fratelli Bergamasco e da Sergio Parisse, il capitano. Sono stati finalmente risolti i problemi legati al pessimo comportamento disciplinare e all'incapacità cronica di difendere negli spazi aperti in velocità. Restano tuttavia grandi problematiche, legate soprattutto al bassissimo livello tecnico del campionato Italiano. Questa è la questione più discussa e controversa che riguarda il mondo Rugbystico Italiano. Il nostro campionato è infatti una sorta di terra di mezzo fra un mondo amatoriale (squadre piccole e serie inferiori) ed un mondo che si affaccia nel business del grande rugby Europeo. Viadana, Treviso e Calvisano non hanno i mezzi per trattenere i migliori giocatori e tanto meno per importare stranieri di qualità, finendo per ricevere batoste in match Europei che non permettono in alcun modo una maturazione dei giocatori. Così i giovani prima di riuscire a strappare un contratto all'estero si trovano a (non) maturare in un campionato il cui livello è molto lontano dagli scontri fra selezioni nazionali. Questo porta ad avere un lento ricambio generazionale in quanto i nostri giocatori completano la propria maturazione soltanto dopo 2-3 stagioni trascorse all'estero, spesso nemmeno fra i titolari. La nazionale punta come sempre al gioco di mischia, facendo forza sul buon numero di prime e seconde linee in grado di imporsi in campo internazionale, mentre fatica ancora nel costruire palla in mano negli spazi e a creare gioco coi calci. Dopo gli abbandoni di Dominguez e di Troncon, l'Italia si trova senza una mediana in grado di garantire qualità in fase offensiva e sprovvista di un giocatore dal piede capace di trovare quegli angoli che danno fiato e mettono pressione agli avversari. L'esperimento Masi dell'anno scorso è fallito e Marcato non sembra dare garanzie difensive per colpa del suo esile fisico e della sua fragilità, ma rappresenta il miglior calciatore a disposizione. Stessi problemi al numero 9 dove quest'anno Mallett vuole dare una chance a Mauro Bergamasco, che non ha i mezzi tecnici, sperando che la propria capacità di leader sia sufficiente per guidare il pacchetto Italiano. Anche quest'anno si vivrà alla Domenica, consci che il confine fra 1-2 o forse addirittura 3 vittorie e il cucchiaio di legno è veramente sottile e che dipende interamente dall'attenzione che i giocatori metteranno in campo. Le speranze sono legate al futuro, con un movimento sempre in crescita e con la federazione che ha deciso, mettendosi contro i club, di iscrivere una o due formazione (si è in piena discussione per i dettagli) di una squadra Italiana (club o super-selezione federale) alla Celtic League in modo da permettere ai nostri migliori giocatori di competere contro squadre che offrano un livello competitivo sufficiente a garantire una rapida maturazione tecnica e tattica. Non mancherà il cuore, l'intensità e la voglia di fare bene e di dimostrare che oramai l'Italia è una realtà del rugby, forse non da temere, ma sicuramente da mai sottovalutare.
Buon Rugby a tutti!
07 febbraio 2009 - Pietro della Briotta Parolo - hogfan





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