Boston Celtics
Nel deja-vu delle Finals 2008 (nonché di molte altre precedenti a quella) i Celtics hanno ceduto l'onore delle armi ai Lakers. Lo specialista difensivo Tom Thibodeau aveva già firmato per un lavoro da head coach a Chicago, Doc Rivers sembrava fortemente intenzionato a prendersi almeno un anno sabbatico, Rasheed Wallace sceglieva di ritirarsi (a proposito, ci mancherai Sheed) e il contratto in scadenza di Allen appariva ormai più che sacrificabile per avviare un nuovo corso, meno ambizioso. Nulla di tutto questo; c'è un altro giro di giostra per i Celtics, forse l'ultimo. Pierce e Allen hanno deciso di rifirmare a cifre più basse e Danny Ainge ne ha approfittato per portare a Bean-Town due nomi grossi, anche se stagionati: i due O'Neal, Jermaine e Shaquille, con quest'ultimo fortemente motivato, parole sue, a sacrificarsi per la squadra al fine di ottenere un altro anello. La squadra, difatti, è il punto cardine; quella che si è stretta intorno al suo coach per mantenerlo al suo posto, che ha trovato una inaspettata unità di intenti per accettare la sfida degli avversari e provare a coronare con un altro successo un ciclo che, obiettivamente, lo meriterebbe. Le variabili sono molte, gli avversari si sono rafforzati, ma chi spera di vincere l'anello sa già che non può contare fuori i Celtics.
New Jersey Nets
L'avventura del magnate russo Prokhorov non comincia esattamente sotto i migliori auspici. Nonostante i suoi ottimistici proclami e per colpa anche di una Draft Lottery poco fortunata i Nets falliscono l'obiettivo di portarsi a casa un free agent di lusso e si trovano un rookie, Derrick Favors, promettente ma tutto da costruire. C'è qualche innesto di sostanza, Troy Murphy, c'è la crescita inarrestabile di Brook Lopez, c'è un Devin Harris che può giocare libero da infortuni e con meno pressioni dello scorso anno, c'è un coach, Avery Johnson, di grande carattere; proprio quello che serviva a una squadra che spesso si trovava perduta tra le linee del campo. Bene, ma forse non abbastanza.
Toronto Raptors
L'inevitabile addio di Chris Bosh, leit motiv della scorsa stagione più del basket giocato, fa il paio con quello di Hedo Turkoglu, mai a suo agio in Canada. I Raptors 2010/2011 sono una scommessa pura e semplice; basti pensare che in cabina di regia c'è la massima fiducia per Jarret Jack, non esattamente una certezza. Nella miseria generale, però, la dirigenza si è mossa con saggezza coprendo tutti i ruoli; interessanti gli innesti di Leandro Barbosa e Linas Kleiza. C'è inoltre una batteria di lunghi versatili, anche se non molto talentuosi; la situazione ideale perché Andrea Bargnani, pur in una stagione che si preannuncia povera in termini di vittorie, possa mostrare tutte le sue capacità giocando nella posizione a lui più appropriata e senza temere di prendersi un possesso in più. Servirà anche quella leadership, nuova di zecca, mostrata in Estate nelle qualificazioni con la nazionale.
New York Knicks
Per la franchigia della Grande Mela vale un discorso simile a quello fatto per i cugini dei Nets, prossimi al trasferimento a Brooklyn. A forza di liberare spazio per il salary cap, si è tirata troppo la corda e la squadra è risultata poco appetibile per i free agent più gettonati, attratti dalla possibilità di vincere un titolo piuttosto che da quella di fare bella mostra di sé sulla 5th avenue.
Ai Knicks va il merito di essersi saputi riadattare in fretta; David Lee se ne va, scelta opinabile ma preannunciata, e si libera il posto per Amar'e Stoudemire, lui sì felice di trovarsi in una piazza prestigiosa, e per altri nomi nuovi come Anthony Randolph, Ronny Turiaf e il russo Mozgov. L'annoso problema della point guard è tutt'altro che risolto con Raymond Felton, ma tutte le giovani promesse sono state confermate, in primis Danilo Gallinari, e avranno un altro anno per crescere in attesa di provarci di nuovo, con Chris Paul e Carmelo Anthony, nella prossima estate quando NY potrà offrire, oltre ai soldi, una almeno vaga idea di successo.
Philadelphia 76ers
Difficile fare pronostici sulla stagione dei Sixers, poco convincenti e altalenanti in passato. Ciò che mancava era l'identità di squadra, un'idea di gioco, qualcosa di solido da proporre sul parquet. Basteranno la scelta numero due al draft, Evan Turner (grande talento ma, forse, non uno di quelli capaci di cambiare la faccia di un team dall'oggi al domani) e il nuovo coach Doug Collins? Possiamo aspettarci una dose rinvigorita di esperienza e personalità, ma i dubbi rimangono più delle certezze.
Central Division
Cleveland Cavaliers
Ovvero: una squadra il cui leader designato si chiama Mo Williams e dopo l'addio di LeBron ha pensato, parole sue, di mollare. Serve dire altro, oltre che dispiacersi per la sfortunata situazione in cui viene a trovarsi un coach dotato come Byron Scott? Per chi ama questo genere di paragoni, la situazione attuale fornisce un'altra chiave di lettura per la carriera di LeBron James e le sue chiacchierate sconfitte: se provaste a togliere Kobe Bryant dai Lakers o, che so, Michael Jordan dai Bulls, vi ritrovereste una squadra così misera come gli attuali Cleveland Cavaliers?
Milwaukee Bucks
La sorprendente corsa dei Bucks 2009/2010 fu frenata dal grave infortunio occorso a Andrew Bogut nel finale di stagione. Quest'anno la truppa di coach Skiles, eccellente per come riesca a tirar fuori risultati convincenti da un gruppo dove non brillano talenti sovrumani, ci riprova con l'organico di nuovo al completo. Le aspettative sono alte; un posto ai Playoffs e una crescita esponenziale di Brandon Jennings. Ripetersi è forse più difficile che imporsi. Staremo a vedere.
Indiana Pacers
La franchigia di Indianapolis prosegue, imperterrita, a navigare nell'anonimato. L'intera squadra poggerà su un ragazzo al secondo anno, Darren Collison, che lo scorso anno ha impressionato ma era pur sempre una riserva negli Hornets. Troppo peso, forse, sulle sue spalle, considerando che intorno a lui c'è poco o nulla. Danny Granger realizzerà canestri su canestri, come al solito, ma non sembra in grado di evolversi in un giocatore capace di portare la sua squadra in alto. I giovani, Hibbert e Hansbrough su tutti, possono confermarsi ma non hanno ormai margini di miglioramento stratosferici. La solita noia, insomma.
Detroit Pistons
Il coraggio dei Pistons, quello dimostrato l'anno scorso nell'avviare un nuovo corso senza bearsi nelle macerie del vecchio, non ha portato grandi frutti. I veterani Prince e Hamilton si sono spenti, Ben Gordon e Charlie Villanueva non hanno brillato e la nota forse più positiva e inaspettata è stato il rookie Jerebko, già fermato però da un infortunio. Non sarà certo il caritatevole assegno versato a Tracy McGrady a cambiare le cose, o almeno ci pare improbabile. C'è però un punto di grande interesse, il rookie Greg Monroe, uno di quelli con potenzialità sconfinate.
Chicago Bulls
Con tutta questa gente che porta i suoi talenti a South Beach, pure i Bulls, che avevano presentato un'offerta niente male, sono rimasti con un palmo di naso. Il progetto messo in piedi a Windy City però era troppo ben avviato perché qualche rifiuto bastasse a comprometterlo. Questa linea di condotta è stata ulteriormente confermata quando la dirigenza si è rifiutata di rinunciare a Joakim Noah per arrivare a Carmelo Anthony, firmando anzi un'estensione al loro centro in costante crescita. Sarà interessante vedere come se la caverà Tom Thibodeau in veste di head coach per una squadra che non nasconde di pensare in grande; i giocatori a sua disposizione, con le aggiunte preziose di Kyle Korver, Ronnie Brewer e Carlos Boozer (fermo però almeno per il primo mese), sono perfetti per impostare un gioco solido e vario, orchestrato da Derrick Rose. Se riusciranno a mettere in piedi una difesa in stile Celtics, e le capacità atletiche ci sono, ne vedremo delle belle.
Southeast Division

Orlando Magic
Mercato all'insegna dell'immobilismo per la franchigia della Florida, che si prepara a poco cordiali confronti con gli Heat. Il principale sforzo è stato quello per mantenere JJ Redick al suo posto, pareggiando l'offerta nei Bulls, quel Redick che, alla luce delle prestazioni negli scorsi Playoffs, è stato designato dalla stampa per prendere il posto di un Vince Carter sempre più in fase calante. Difficile dire cosa potranno fare i Magic quest'anno, se nulla è cambiato rispetto ad una stagione già in discesa rispetto alle Finals raggiunte nel 2009. Tutto dipenderà, com'è giusto che sia, da una eventuale evoluzione tecnica di Dwight Howard, ma più passa il tempo più ci si convince che quella appena descritta sia un'idea platonica.
Washington Wizards
La grana Gilbert Arenas è ben lontana dall'essere risolta per la squadra della capitale (buy-out in vista? Una trade che nessuno desidera? Una convivenza da separati in casa?). Questi primi scorsi di pre-season, con tanto di infortuni fasulli, non promettono nulla di buono, ma quando hai John Wall in casa non puoi essere pessimista. Flip Saunders finalmente avrà a disposizione una squadra con un obiettivo ed una identià, anche se poggiata interamente sulle spalle di un rookie. Non ci si aspetta una qualificazione immediata ai playoff, ma i vari Andray Blatche, Javale McGee e Josh Howard potranno esibirsi in un contesto più ricco di motivazioni rispetto alla deprimente campagna 2009/2010.
Miami Heat
Dei talenti portati a South Beach ne abbiamo già parlato. E, in ogni caso, ne hanno parlato tutti a sufficienza durante l'estate. Dopo tante chiacchiere i super-friends (a proposito, urge trovare un nome migliore con cui chiamare Bosh-Wade-James) sono pronti all'azione, coadiuvati da un roster solido intessuto in punta di dita dal sapiente Pat Riley. A proposito, un suo ritorno sulla panchina degli Heat alle prime difficoltà del giovane coach Spoelstra non è nemmeno quotato. Gli esterni, col tiro da tre di Mike Miller assunto per non fare prigionieri nelle praterie liberate dai compagni, sono di prima classe. Coi lunghi ci si è dovuti accontentare di ciò che offriva il mercato, ma è stata cruciale la conferma del preziosissimo Haslem e l'aggiunta di Ilgauskas. Si potrà obiettare che sotto canestro non c'è presenza difensiva e manca qualche centimetro, ma si sottovaluta il fatto che, distribuendo l'attacco fra tre fenomeni come Bosh, Wade e James i tre saranno anche capaci di esprimersi in difesa meglio di come abbiano fatto finora. Di doti fisiche per riuscirvi, manco a dirlo, ne hanno in abbondanza; da dimostrare sono ancora la loro attitudine, la capacità di non pestarsi i piedi, la solidità complessiva di una squadra completamente nuova. Mai come quest'anno, il giudizio sulla carta, al quale dobbiamo attenerci, potrà variare dalla realtà del campo.
Atlanta Hawks
Il sogno degli Hawks, maturato un paio di anni fa coi primi, inaspettati successi, si è ormai raffreddato con tutto il loro ardore. Atlanta rimane una squadra validissima che però non ha saputo trovare quel qualcosa in più per emergere tra le grandi; spendere cifre astronomiche per tenere in Georgia Joe Johnson e barcamenarsi con il nuovo coach Larry Drew non potrà fare la differenza. Un team che può dare fastidio a tutti ma che, a meno di improbabili coincidenze astrali, dovrà rassegnarsi, stavolta forse con più serenità, a un ruolo di secondo piano.
Charlotte Bobcats
Il tema più interessante della nuova stagione dei Bobcats è il ritorno di Kwame Brown sotto gli occhi del suo primo, sciagurato estimatore ai tempi del draft, Michael Jordan. Basta questo a riassumere le aspettative per un'ennesima annata di basso profilo per Charlotte; in realtà, i progressi visti lo scorso anno con l'inserimento in corsa di Stephen Jackson sollevano la franchigia allenata da Larry Brown leggermente sopra la media, garantendo ai suoi tifosi un gioco solido e una delle difese meglio impostate della Lega, oltre a qualche speranza di raggiungere i Playoffs.
by Andrea Cassini









Nessun commento:
Posta un commento