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Italians



Nuova stagione, nuove squadre, nuovi compagni, nuove responsabilità. Tanto è cambiato nell’estate per i nostri tre virgulti della Nba, che ormai da un mese hanno cominciato la loro stagione americana. Vediamo come…



Il Mago: è il nostro rappresentante principe, la prima scelta assoluta, colui che già nelle scorse stagioni aveva saputo ergersi a protagonista nel “campionato più bello del mondo”. La sua estate è stata da un lato entusiasmante, con l’esperienza azzurra che l’ha caricato di responsabilità e portato ad ottenere buoni risultati, dall’altro tendente alla depressione, visto il mercato dei suoi Raptors. In realtà le cessioni di Bosh e Turkoglu hanno significato per il Mago la nomina a leader e uomo franchigia dei canadesi, ma sostanzialmente lo hanno anche costretto alla prospettiva di una stagione di basso profilo, con i Playoffs ridotti a poco più di un miraggio anche nella sempre più derelitta Eastern Conference. L’inizio di stagione non ha portato grosse sorprese: l’ex trevigiano si sta confermando uomo da 20 punti (sta viaggiando a 20.8, con un high di 30 contro Philadelphia), ma continua anche a far vedere grossi limiti, soprattutto ora che sembra aver completamente abbandonato ogni tentativo di essere aggressivo sotto le plance. L’opinione comune è sempre più quella di un Mago fenomenale attaccante, ma bisognoso di essere affiancato da gente di un certo spessore per poter ottenere qualche risultato. Una qualificazione ai Playoffs potrebbe essere un buon modo per zittire ogni voce malevola.

Il Gallo: dopo la sfortunata stagione da rookie e quella sempre tribolata ma più positiva da sophomore, Gallo è entrato nel suo terzo anno finalmente a posto fisicamente, reduce da un’estate di riposo che forse per la prima volta nella sua carriera lo ha costretto a ricevere critiche dall’Italia, dove qualcuno lo ha accusato di aver abbandonato il progetto Nazionale. Anche per lui il mercato estivo della dirigenza non ha portato le novità che si sperava, con i Knicks sbeffeggiati dalla scelta di King James di trasferirsi al caldo sole di Miami. Ma al Madison è comunque arrivata una stella, quell’Amar’e Stoudemire che un po’ di entusiasmo in squadra l’ha comunque portato, insieme alla voglia e alla possibilità concreta di approdare nuovamente alla post season. Sin dalle prime amichevoli si è capito come coach D’Antoni, protagonista insieme a Danilo di una commovente rimpatriata meneghina, riponga grande fiducia nel figlio di Vittorio, che è ormai a tutti gli effetti una colonna del quintetto della Grande Mela, spesso insignito dei galloni di leader offensivo e difensivo nei momenti cruciali. Le cifre sono di tutto rispetto: quasi 16 punti e 5 rimbalzi, con il record di squadra al 50% che permette ai Knicks di essere nel pieno della lotta per le zone che contano della classifica.

Beli: qualche momento di gloria e una vagonata di minuti a sventolare asciugamani. Questi sono stati i primi tre anni in Nba di Marco Belinelli, che anche prima di questa stagione partiva senza dubbio come l’italiano con meno aspettative. La trade che lo ha spedito in Louisiana aveva fatto sperare i più ottimisti, ma la maggior parte degli appassionati, già illusi e delusi dal trasferimento ai Raptors, si aspettava solamente che New Orleans fosse l’ultima meta di una carriera americana da comprimario, prima del rientro in Europa. E invece il bolognese sembra finalmente aver trovato la sua dimensione: coach Monty Williams lo ha da subito schierato in quintetto e Marco ha risposto presente. Di fianco a Chris Paul si sta producendo in 12 punti abbondanti a serata, con ottime percentuali che lo hanno trasformato in uno dei migliori cecchini di tutta la Lega. Il quintetto completato da Ariza, Okafor e dal solito West ha portato New Orleans ad essere la più bella sorpresa di inizio stagione e nonostante un momento di calo Paul e compagni ambiscono a tornare tra i protagonisti, dopo un anno pessimo. Merito, anche, di Marco Belinelli.

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