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NBA: un riassunto di fine stagione

La stagione NBA è alle sue battute finali, ma mentre si delineano le posizioni nei Playoff non ci appaiono ancora chiari i valori in campo. Come se non fossero bastati gli sconvolgimenti della scorsa estate ad intorbidire le acque, ci si è messa anche una sequela di scambi a stagione in corso, culminata con alcuni colpi di mercato alla scadenza delle contrattazioni, che ha cambiato la fisionomia persino di alcune contendenti al titolo.

Il predominio dei Celtics ad est era già stato intaccato la scorsa stagione; nulla che potesse impensierire gli uomini di Doc Rivers nei Playoff,ma la stagione regolare vide primeggiare Orlando e Cleveland. Ignorando, per umana compassione, i Cavaliers sprofondati a fondo classifica dopo l'abbandono di Lebron quest'anno ritroviamo dei Magic sempre temibili ma più altalenanti, ancora alla ricerca di una vera identità dopo il maxi-scambio di inizio stagione accompagnati dai colleghi della Central Division, i Miami Heat, costruiti per vincere ma non così dominanti come alcuni potevano pensare. I primi godono di un ritrovato Turkoglu ma tentennano ancora nell'attesa che i leader designati, Howard e Nelson, possano compiere quel passo avanti in cui ormai è difficile sperare; i secondi alternano strisce vincenti a sconfitte indecorose, mostrando evidenti lacune nel gioco ed esponendosi a non poche critiche. Pat Riley, immancabile alle partite della sua squadra, assiste agli incontri ogni volta più vicino alla panchina di Spoelstra e in certi momenti sembra lì lì per scavalcare ed occuparla; difficile però che a questo punto il giovane coach venga spodestato, ed inoltre, siamo sicuri che il problema stia proprio lì? Gli Heat dipendono da James e Wade, e fin qui nulla di strano, ma privi di Haslem e di qualsiasi altro lungo capace di sgomitare e aprire spazio nel pitturato faticano a rendere scorrevole il proprio gioco; Bosh, ormai lo si è capito, garantisce un rendimento costante ma là sotto si spinge malvolentieri.
Il cammino dei Bulls è stato di tutt'altro tipo: graduale, convincente, entusiasmante. Partiti con buone ambizioni ma nessuna illusione, i Tori hanno scalato la classifica e ora contendono ai Celtics il primato. Era facile pronosticare un'annata di successo per una squadra così ben costruita, guidata da un allenatore, Tom Thibodeau, noto per l'attenzione portata alla difesa, ma pochi sarebbero stati così ottimisti. A fronte di un roster non strabordante di talento, la differenza l'hanno fatta un Derrick Rose lanciato verso il titolo di MVP ed un fenomenale spirito di squadra. La dedizione, la tenacia e l'attenzione ai dettagli ricordano decisamente i Celtics edizione 2008; uno scontro tra queste due squadre ai Playoff sarebbe un'appassionante partita a scacchi tra due sistemi sotto certi aspetti speculari, la sfida di Thibodeau alla macchina che lui stesso ha contribuito a creare.
Ad onor del vero, tuttavia, se il sistema-Celtics è rimasto lo stesso gli interpreti sono cambiati, e non poco. I Big Three sono sempre più subordinati ad uno straordinario Rondo, e dopo la trade che ha allontanato Kendrick Perkins l'area pitturata è assegnata a Shaquille O'Neal, prossimo al rientro, Jermaine O'Neal, Nenad Krstic, Troy Murphy; sembra più un manipolo di mercenari che un gruppo di giocatori, ma forse, ognuno nella propria limitata mansione, troveranno il modo di inserirsi e non far rimpiangere Perkins nei movimenti difensivi.
Anche nelle retrovie qualcosa è cambiato. La rincorsa ai Playoff dei New York Knicks dovrebbe finalmente completarsi quest'anno, con gli ingaggi di Stoudemire prima e di Anthony/Billups poi, ma le prospettive future sono tutte da vedere. Meno ambiziose ma più convincenti invece quelle di Pacers e 76ers, in decisa risalita dopo anni di grigiume, spinte dai loro giovani nuclei che pian piano iniziano a dare i frutti sperati.

La più grande rivoluzione si è vista ad Ovest. Suona ironico affermare questo ammirando gli Spurs svettare col maggior numero di vittorie, ma considerando il recente andamento della franchigia di San Antonio non si può non essere sorpresi dal loro exploit. Sempre i migliori da inizio stagione, trascinati da Ginobili e Parker come ai bei tempi e sostenuti da una panchina solida ed efficace a dispetto dei nomi poco altisonanti, gli uomini di Popovich hanno mostrato il guanto di sfida ai Lakers; ma come si adatterà il loro rinnovato stile di gioco quando le partite conteranno di più?
Lakers che hanno vivacchiato, come prevedibile dopo i due anelli consecutivi, nessuno li sottovaluta ma forse fanno meno paura degli anni passati. Forse è per questo motivo che un'altra habituèe dei piani alti, i Dallas Mavericks, ha ripreso vigore e si presenta subito dietro gli Spurs, anche se gli uomini a disposizione di Rick Carlisle non sono più giovanissimi. Un problema quest'ultimo che non sfiora Scott Brooks, il coach degli Oklahoma City Thunder, che non si sono scottati provando ad eliminare i Lakers lo scorso anno ed anzi sembrano intenzionati a riprovarci. Durant non poteva che confermarsi ad altissimi livelli, ma a questo giro anche Russell Westbrook partecipa alle danze; la guardia da UCLA ha elevato il suo gioco guadagnandosi la prima convocazione all'All Star Game, mentre l'arrivo di Perkins e la crescita di Ibaka forniscono maggiori garanzie nel pitturato.
New Orleans, nuova casa del nostro Belinelli, si riporta nel giro che conta dopo qualche passaggio a vuoto e sarà probabilmente accompagnata dai Memphis Grizzlies, finalmente concreti oltre che belli da vedere. C'è una grande che scende in picchiata, gli Utah Jazz separatisi in un sol colpo dallo storico coach Sloan e da Deron Williams, e c'è un'eterna incompiuta che trova nuova linfa: gli infortuni non hanno smesso di tormentare i Portland Trail Blazers ma la franchigia dell'Oregon si affida all'esplosione di Lamarcus Aldridge ed alle aggiunte di Wes Matthews e Gerald Wallace per provare a rimettersi in linea, in attesa che gli astri si spostino da questo sciagurato allineamento.

I grandi nomi della Eastern Conference hanno subito uno sconvolgimento; persino i più sprezzanti amanti dei pronostici sono titubanti nel definire le chance di vittoria dei Miami Heat, e la presenza dei Chicago Bulls lì nel mezzo cambia ulteriormente le carte in tavola. La lotta tra loro e i Celtics per la conquista del fattore campo potrà essere determinante.
La Western Conference è finalmente competitiva ed equilibrata per quasi tutte le prime otto posizioni. Nessun nome nuovo nella mischia, ma sorprese ed emozioni sono pressoché assicurate.
Il vento del cambiamento, in un senso o nell'altro, ha iniziato definitivamente a soffiare.


Andrea Cassini

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