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Five years tattooed on my heart

Ero appena tornato da una vacanza completamente isolato dal mondo circostante, e stavo preparando le ultime cose in vista dell'inizio dell'anno scolastico. Accesi stancamente il computer, giusto per controllare le e-mail, e lessi la notizia: Alphonso Ford è morto. Mi svegliai dal torpore all'istante. Non era possibile. Per uno di quei ragionamenti inspiegabili che si fanno in questi casi, non cercai altri siti per accertarmi della notizia, ma corsi in soggiorno.
Gli "Altri Sport" del Televideo RAI aggiornavano ancora alla pagina 230. Sbagliai 2 o 3 volte la combinazione. Non era possibile, continuavo a ripetermi. E invece no, era tutto tragicamente vero. Leucemia. Non era possibile pensavo io, sarà la solita notizia sconclusionata degli approssimativi giornalisti RAI. Com'era possibile che Alphonso Ford fosse malato? L'avevo ammirato meno di cinque mesi prima, dal vivo, crivellare la retina, mentre trasmetteva quella sensazione di naturalezza nel fare le cose difficili che solo i grandi sapevano darti.

Mi fermai un attimo, la testa tra le mani, e piano piano iniziai a realizzare. Un uragano di pensieri: il giorno prima ricorrevano i 15 anni dalla morte di Gaetano Scirea, uomo per certi versi molto simile a Foffo, come la soprannominarono affettuosamente i mensanini, tifosi della sua prima squadra italiana. Il ricordo di quella trattativa estiva che avevo seguito prima di andarmene in vacanza, con un Alphonso stranamente tentennante e le classiche domande estive (si ritira così giovane? Avrà altre proposte?) sempre senza risposta.

Lo vedevi giocare e la sensazione prevalente era quella dell'onnipotenza, della capacità di fare tutto su quel 28 per 15: fintare l'entrata, fermarsi, separarsi dal difensore quel che tanto che bastava per librarsi in aria a disegnare una parabola che quasi sempre conosceva solo il bianco candore della retina. Oppure battere il difensore, fronte o spalle a canestro non importava, e scappare verso il ferro, elegante come un étoile e travolgente come un carrarmato. Il ghigno no, quello non cambiava mai. Un sorriso nello stesso tempo sardonico e inerme, impotente anche lui, come i difensori, davanti all'onnipotenza del suo proprietario.
Lo sentivi chiacchierare a bordo campo a fine partita, gentile e disponibile con tutti, e l'immagine strideva con quella del giocatore che fino a pochi minuti prima aveva annichilito avversari più o meno quotati. Lo captavi nell'aria, guardandolo, che quella gentilezza era di chi, si sarebbe scoperto qualche anno dopo, aveva già capito tutto. Di chi doveva gustarsi tutto attimo per attimo, di chi giocava veramente for the love of the game, perchè aveva già capito che di quei soldi se ne sarebbe goduti ben pochi.

Lui era così, una contraddizione vivente, una contraddizione come il suo voler giocare a basket ad altissimi livelli mentre un male oscuro, contro cui le pilloline che lenivano il dolore poco potevano, lo stava divorando, veicolato da quello stesso sangue, che tanti cronisti avevano dichiarato freddo, negli infuocati finali di partita che spesso decideva con la sua classe. La contraddizione di mettere il canestro più spettacolare della serata per poi sciogliersi nel solito ghigno che lasciava trasparire un dov'era il difficile?
La contraddizione di chi, venerato come un dio, non voleva forzare nessuno a seguirlo nelle sue giornate di pesca, ma aspettava con ansia i giorni di festa per andarci con gli amici che inevitabilmente conosceva ovunque, perchè per lui ogni corso d'acqua era come il Mississippi, il fiume che lo vide nascere e crescere, dove la casa più costosa costa 200mila dollari, e non parliamo di una casa semplice, ma di una villa. Per quello che riguarda la macchina? Ho preferito una Escalade e non la Mercedes 600 che sognavo. Perché se fossi andato per strada con una simile macchina mi avrebbero preso per un pappone o un mafioso. Qui dove mi trovo, tutti questi soldi non servono, perchè, come amano ripetere loro stessi, gli abitanti di quel pezzo d'America sono gente che dà del tu alla vita.

Forse non erano contraddizioni, era la sostanza di un uomo che nella vita ha distrutto, col ghigno stampato sulle labbra, tutto quello che si è trovato davanti e che anche la morte ha potuto spezzare, ma non piegare.
Chi ha avuto l'onore di vederti giocare, Fonzie, si è convinto che te ne sia andato così, su un letto d'ospedale, sfinito nel fisico ma non nell'animo. E con il ghigno di chi alla vita, e quindi anche alla sua naturale conclusione, ha sempre dato del tu.

P.S.
Se al campetto del Cielo dovessi incontrare Chicco e Davide...beh, hai già capito.

The Fire bug




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