
Continua il viaggio di Slam tra le franchigie NBA. Scopriamo insieme, tra le altre, le squadre più italiane, con i nostri Belinelli, Bargnani e Gallinari.

Boston Celtics
L’annata scorsa per il Green Team non può certo definirsi fallimentare, alla luce di un’eliminazione in 7 partite contro i futuri campioni di Conference, in assenza di un giocatore determinante come Garnett. Ma la delusione fu più grande di quanto non suggerisca la logica: il nucleo dei Celtics non è giovanissimo, nuove forze si avvicinano alla zona anello, non rimane molto tempo per provare a ripetere il successo del 2008.
Per questo motivo la dirigenza si è affidata alla qualità di Rasheed Wallace e alla costanza di Marquis Daniels, rimpolpando anche il settore lunghi, cruciale per competere con Cavs e Magic. I risultati devono essere immediati, e con un Garnett in salute ci sono tutti i presupposti per tornare a giocare in giugno, magari proprio allo Staples.
Il vero salto di qualità, però, dipende da Rondo; se sarà capace di ripetere le prestazioni degli scorsi Playoff ergendosi a leader di fronte ai meno energici veterani, i Celtics avranno veramente una marcia in più.

Philadelphia 76ers

Cambio di look in Pennsylvania, con le divise che tornano al passato; cambia anche il coach, con Eddie Jordan pronto a riadattare il modello che ha portato al successo i Wizards. La qualità dei Sixers, però, sarà all’altezza? Andre Miller se n’è andato; c’è molta fiducia in Lou Williams per prendere il suo ruolo, ma saprà essere affidabile in una squadra che manca di un vero leader? I dubbi sono molti, e l’arrivo di Brand nella scorsa stagione non è riuscito a dare una precisa fisionomia al roster. Una nota positiva c’è: i giovani Thaddeus Young e Marreese Speights promettono ottime cose. Quanto all’identità di un gruppo con obiettivi confusi, questo sarà lavoro (duro) per Jordan.

New York Knicks

-1. D’Antoni e Walsh possono continuare il teatrino finché vogliono, ma non ci illuderanno con i loro “concentriamoci su quest’anno”; le attenzioni della Grande Mela sono tutte rivolte alla prossima estate, quando presumibilmente un numero 23 dal discreto talento inizierà a calcare il parquet del Madison Square Garden. Quest’annata servirà a scremare la lista e decidere chi avrà l’onore di fargli da spalla; non è un caso che i contratti di Lee e Robinson siano stati rinnovati solo per un anno. Dopo essersi fatta sfuggire Stephen Curry al draft e successivamente Sessions, la dirigenza si è arresa, e le acque del mercato non si sono mosse; più spazio a disposizione dei giovani, Danilo Gallinari incluso, per mettersi in mostra. I risultati? Beh, per quelli c’è tempo.

New Jersey Nets

Qui il conto alla rovescia non può essere altrettanto preciso. Quello che riguarda la trasformazione in Brooklyn Dodgers e il trasferimento nella nuova arena di prossima costruzione, s’intende. Da questo punto di vista, l’entrata in scena del magnate russo Prokhorov dovrebbe velocizzare il processo, ma nel frattempo Garden State ha perso Vince Carter senza ottenere un granché in cambio. Si prospetta una stagione prudente, di transizione, volta a capire quali possano essere le risorse di questa squadra. I giovani, come Courtney Lee, Brook Lopez e Yi Jianlian possono evolvere senza pressione, mentre a Devin Harris, pronto a incarnare l’Uno e il Trino nelle sue mansioni sul campo, si chiede di diventare definitivamente una star; il tutto in attesa di tempi migliori.

Toronto Raptors

E’ tempo di run ‘n gun in Canada. La riconferma di Triano, la mancata cessione di un Bosh sicuro partente a fine stagione, lo smantellamento di un sistema difensivo discreto: tutti indizi che portano verso lo stile di gioco prediletto da Bryan Colangelo. Il reparto lunghi, carente di fisicità, si è rafforzato con Nesterovic, cavallo di ritorno, e l’adrenalinico Reggie Evans. C’è uno degli acquisti dell’estate, Turkoglu, e c’è una schiera di guardie (Belinelli, Douby, Jack, DeRozan) per affiancare Calderon. Un roster che non ha nulla da invidiare ai migliori, in grado di centrare i Playoff ad occhi chiusi: ma il motore reggerà ad un regime così alto? C’è il rischio che troppe primedonne si offuschino a vicenda, che i giovani rimangano soffocati, che con tutto questo correre la squadra si dimentichi di difendere. Com’era il ritornello?
Ah già: ne riparliamo dopo l’estate 2010.
by Andrea Cassini






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