
Proseguiamo la carrellata sulle squadre NBA così come si presentano ai nastri di partenza. E' la volta della Southeast Division, dove i Magic sono pronti a spadroneggiare, senza sottovalutare i solidi Hawks e gli Heat dell'imprevedibile Wade.

Atlanta Hawks

La quarta testa di serie ad Est e il superamento del primo turno di playoffs sono stati un grande risultato per gli Hawks. Ripetersi probabilmente sarà difficile, perché lo scorso è stato un po’ un anno magico e perché tanti avversari hanno provato a rinforzarsi. Atlanta ha comunque deciso di riporre fiducia nel roster della passata stagione, giovane e ricco di talento. Accantonato il progetto mai decollato di Acie Law, per sostituirlo è arrivato Jamal Crawford, giocatore da un lato meraviglioso per le capacità offensive che si porta dietro, ma dall’altro irritante per mentalità e potenzialmente destabilizzante per un gruppo ben collaudato. Le chiavi della squadra saranno ancora nelle mani di Joe Johnson, leader di un team che ha comunque molte frecce al suo arco. Mike Bibby, playmaker ritrovato con la maglia degli Hawks, Josh Smith, in caccia di una chiamata all’ASG dopo la grande stagione passata, Marvin Williams, finalmente maturato e pronto per fare la differenza a buon livelli, e Al Horford, uno dei migliori centri puri della Lega, completeranno un quintetto invariato rispetto alla scorsa stagione, mentre il nuovo arrivo Joe Smith offrirà esperienza e solidità al reparto lunghi.

Charlotte Bobcats

Le linci di Larry Brown provano ancora l’assalto ai primi playoffs della propria storia. Dopo essere andati non troppo lontani dall’impresa nella scorsa stagione i Bobcats ci riprovano con un roster sostanzialmente invariato. Unica trade di rilievo quella che ha portato Emeka Okafor in Louisiana in cambio di Tyson Chandler. Un centro per un centro: giocatori diversi per caratteristiche fisiche e movimenti sotto canetro, ma sostanzialmente uno scambio che non porterà grosse differenze nel gioco e negli schemi di coach Brown. Più importante sarà forse l’innesto definitivo di Boris Diaw, arrivato lo scorso anno a stagione in corso, che dovrà diventare con costanza di rendimento una delle punte della squadra, insieme al leader Gerald Wallace e alla giovane e interessantissima coppia di esterni Felton-Augustin. Difficile che si possa arrivare alla post season, ma nell’imprevedibilità di risultati che storicamente contraddistingue la Eastern Conference Charlotte ha le potenzialità per piazzare la zampata giusta.

Miami Heat

Dopo l’inaspettato titolo 2006 per Miami sono arrivate due eliminazioni al primo turno e una non qualificazione alla post season. Era dunque lecito aspettarsi in estate se non una rivoluzione, quanto meno una consistente serie di innesti che permettesse a Dwayne Wade di tornare a lottare per l’anello, o quanto meno per provare a dare fastidio alle tre nuove regine dell’est. E invece nulla o quasi si è mosso in Florida: John Lucas, Shavlik Randolph, Carlos Arroyo e Quentin Richardson non sono certo giocatori che possono far fare il salto di qualità ad una squadra Nba. Pertanto le speranze degli Heat andranno tutte sulle spalle di Dwayne Wade, ancora una volta atteso ad una stagione da MVP. Una svolta potrebbe essere il lavoro fatto in estate con Jermaine O’Neal: se l’ex Pacers fosse riuscito ad adattarsi al gioco di Miami e tornasse ai livelli di qualche stagione fa allora gli Heat si ritroverebbero un secondo All Star in squadra e potrebbero puntare con decisione al quarto posto ad est. Altrimenti nuove delusioni sono in arrivo.

Orlando Magic

La squadra rivelazione del’ultima stagione Nba sembra voler ripartire esattamente da dove si era fermata, dimostrando che la finale raggiunta coi Lakers non è stata figlia del caso o di semplici episodi favorevoli, ma di un progetto con solide basi e di un roster che vuole competere ai vertici Nba per molte stagioni. Anzi, nel mercato estivo dei Magic si legge la voglia di migliorare ancora e di colmare quel vuoto che ha consentito ai Lakers di aggiudicarsi con relativa facilità il titolo. E così Orlando ha deciso di aggiungere una nuova superstar al suo roster, portando in Florida niente meno che Vince Carter: l’ex Air Canada, esterno dal talento cristallino e da capacità offensive che pochi sul pianeta possono eguagliare, è chiamato alla prova del nove della sua carriera. Finalmente è in una squadra con potenzialità da titolo, anche più dei tanto proclamati ma alla fine fallimentari Nets dei Big Three. E’ quindi l’occasione perfetta per togliersi di dosso la nomea di giocatore spettacolare ma poco concreto. Molti, compreso chi scrive, pensano che l’arrivo di Carter non compensi la perdita di Turkoglu, indiscutibilmente chiave di volta dei Magic edizione 2008/2009, lasciato partire per il Canada in scadenza di contratto. Ma il record di 8-0 ottenuto in preseason sembra comunque per il momento dar ragione a Howard e compagni. Da segnalare in positivo l’oculatezza della dirigenza di Orlando, che ha saputo guardare oltre Vince Carter, completando il mercato con almeno tre nomi di grande interesse: Bass e Barnes porteranno quantità e grande impatto probabilmente in uscita dalla panchina, mentre un Jason Williams rientrante sui parquet sarà il cambio di Jameer Nelson, sostituendo Rafer Alston (finito ai Nets con Courtney Lee).

Washington Wizards

Con tutta probabilità la squadra che avrà il più grande miglioramento rispetto all’ultima stagione, per molteplici motivazioni. La prima è semplice e scontata: difficile fare peggio di 19 vittorie, il misero bottino conquistato dai Wizards l’anno scorso. Poi c’è il ritorno di Gilbert Arenas, che se in forma entra di diritto nei dieci giocatori più decisivi del pianeta. Inoltre Butler e Jamison hanno già dimostrati di formare insieme ad Agent 0 una delle triadi di stelle più devastanti dell’Nba e se tornno a giocare con costanza insieme possono far paura a (quasi) tutti, almeno ad est. Da non sottovalutare anche Nick Young ed Andray Blatche, due giovani di grande interesse, che con una stagione ad alto minutaggio in più nelle gambe vogliono dimostrare quanto possono crescere ancora. Infine il supporting cast è migliorato: Randy Foye è giovane ed ha talento, Mike Miller è esperto e và a completare una pattuglia di tiratori selezionatissima e Fabricio Oberto è il prototipo del giocatore non spettacolare, ma efficiente e capace di fare quelle tante piccole cose che un allenatore vorrebbe sempre dai suoi lunghi. La preoccupazione più grossa è la fragilità che caratterizza le tre stelle, e la spalla di Jamison che ha già scricchiolato in preseason, condannandolo a star lontano dal parquet per un tempo ancora indefinito, non promette nulla di buono.
by Andrea Zunino






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