
Come ogni anno, quando si avvicina la pausa dell’All Star Game, il mondo NBA inizia a guardarsi allo specchio e tirare le somme dei primi tre mesi di pallacanestro, filati via dritti senza nemmeno il tempo di respirare. Mancano ancora un paio di settimane all’appuntamento di Dallas, ma gli appassionati annusano già un’aria diversa, meno frenetica e più riflessiva; si cerca di scivolare senza far danni per qualche partita ancora e poi, fatta chiarezza nei valori in campo, ci si lancia a capofitto nello sprint finale per conquistarsi il diritto di giocare nella post-season.
Anche noi di Slam non sfuggiamo alla tradizione, e proviamo a darci (e darvi) un’idea di cosa sia veramente successo nella lega professionistica americana mentre, giorno dopo giorno, il fittissimo calendario si dipanava in una selva di incontri, uno dietro l’altro.
Febbraio è il mese in cui si riprendono in mano i pronostici e le aspettative di Ottobre, stabilendo un ponte tra quello che doveva essere e quello che è stato. Iniziamo, ad Est, proprio con la squadra per la quale forse è stato versato più inchiostro, quei Cleveland Cavaliers che avevano portato alla corte di King James un lacchè di un certo livello, rispondente al nome di Shaquille O’Neal. Le sue primavere, ormai difficili da enumerare al pari dei suoi chili, lasciavano fin da subito qualche dubbio; manco a dirlo, l’inserimento di Shaq non è stato dei più facili. Ma dopo un inizio zoppicante la squadra di coach Brown ha recuperato il gioco fluido e autoritario della scorsa regular season imponendosi come pietra di paragone per tutti; LeBron James, forse alla sua ultima stagione in Ohio, è ispirato come non mai.
Mentre Cleveland arrancava in Novembre Boston sorrideva, ma dopo che una gragnuola di infortuni si è abbattuta su Bean-Town intorno a Natale i Celtics non sono stati più gli stessi. 29 vittorie e 16 sconfitte non sono un record incoraggiante e il gioco stenta a ritrovare lo smalto degli anni passati, tuttavia il roster è tornato quasi al completo e, nonostante le poche certezze, Boston venderà cara la pelle fino ad Aprile.
Animati da una rivalità che si sta accendendo di anno in anno, gli Hawks si fanno beffe di ciò che accade in Massachussets e, dopo aver superato i rivali in tutti e quattro gli incontri stagionali, si avvicinano all’All Star Break veleggiando verso l’ennesima annata in crescendo. La squadra di coach Woodson, un mix ormai collaudato, ha trovato potenza di fuoco a volontà in Jamal Crawford, che esce dalla panchina per sparare a canestro a più non posso; dategli pure il premio di Sesto uomo dell’anno, è già suo.
Nei piani alti troviamo anche i Magic, ma il record positivo non deve trarre in inganno; ci si aspettava di più in Florida dall’arrivo di Carter, in verità spesso assente per infortunio, e dall’inserimento dei preziosi rincalzi Bass e Barnes. Sono proprio le due stelle designate della squadra, Nelson e Howard, ad aver tradito le aspettative, rimanendo un po’ fermi ai blocchi nella stagione che avrebbe dovuto consacrarli.
Più in basso, si anima la lotta per entrare tra le magnifiche otto. Toronto è entrata nel gruppo di rincorsa, abbandonando il disastroso run ‘n gun di inizio stagione in favore di un gioco più equilibrato incentrato su Bosh. Turkoglu non ha ancora dimostrato a pieno il suo valore, ma la panchina dà un apporto continuo e Bargnani è ormai una sicurezza, in attesa che alla partenza del più quotato compagno gli consegnino le chiavi della squadra.
Miami naviga in acque tranquille, reggendosi sul talento di Wade e poco altro, ma sembra in grado di strappare un biglietto per i Playoff senza troppa difficoltà. Tutt’altro discorso vale invece per i Bulls, in rimonta sulle ali di uno strepitoso Rose dopo un periodo nerissimo che ha fatto barcollare più volte la panchina di coach Del Negro; non si può mai scommettere sulla vittoria, ma i tanti giovani continuano la loro crescita e nell’aria di Windy City c’è del sano ottimismo.
Una menzione d’onore la meritano i Bobcats, che stanno sciorinando una delle migliori pallacanestro viste in circolazione di recente; ordine, fisicità, tanta difesa e, col nuovo arrivo Stephen Jackson, finalmente anche il talento offensivo che mancava a coach Larry Brown.
Più in giù, sotto la linea di galleggiamento, troviamo i Bucks di un Bogut in crescita prepotente e del rookie Jennings, un po’ persosi dopo lo spettacolare esordio ma comunque costante nelle cifre. New York, con la testa già rivolta alla prossima estate, alterna settimane di discreto basket a sconfitte imbarazzanti ma non ha ancora perso di vista l’obiettivo. Rimane poco da fare invece per i Wizards, demoliti da problemi in campo e fuori dal campo - vedi la pessima vicenda che ha portato alla squalifica di Arenas -, per i Sixers, cui il ritorno-nostalgia di Iverson è servito finora solo a vendere qualche biglietto in più, per i Pistons, che pur ricchi di giovani talenti non riescono a trovare il loro equilibrio, e per i Nets già affossati dopo una settimana. I Pacers si ritrovano in fondo con questa brutta compagnia; danno l’impressione di avere qualcosa in più, ma c’è tanta confusione nelle gerarchie e poca costanza nei risultati.
Anche noi di Slam non sfuggiamo alla tradizione, e proviamo a darci (e darvi) un’idea di cosa sia veramente successo nella lega professionistica americana mentre, giorno dopo giorno, il fittissimo calendario si dipanava in una selva di incontri, uno dietro l’altro.
Febbraio è il mese in cui si riprendono in mano i pronostici e le aspettative di Ottobre, stabilendo un ponte tra quello che doveva essere e quello che è stato. Iniziamo, ad Est, proprio con la squadra per la quale forse è stato versato più inchiostro, quei Cleveland Cavaliers che avevano portato alla corte di King James un lacchè di un certo livello, rispondente al nome di Shaquille O’Neal. Le sue primavere, ormai difficili da enumerare al pari dei suoi chili, lasciavano fin da subito qualche dubbio; manco a dirlo, l’inserimento di Shaq non è stato dei più facili. Ma dopo un inizio zoppicante la squadra di coach Brown ha recuperato il gioco fluido e autoritario della scorsa regular season imponendosi come pietra di paragone per tutti; LeBron James, forse alla sua ultima stagione in Ohio, è ispirato come non mai.
Mentre Cleveland arrancava in Novembre Boston sorrideva, ma dopo che una gragnuola di infortuni si è abbattuta su Bean-Town intorno a Natale i Celtics non sono stati più gli stessi. 29 vittorie e 16 sconfitte non sono un record incoraggiante e il gioco stenta a ritrovare lo smalto degli anni passati, tuttavia il roster è tornato quasi al completo e, nonostante le poche certezze, Boston venderà cara la pelle fino ad Aprile.
Animati da una rivalità che si sta accendendo di anno in anno, gli Hawks si fanno beffe di ciò che accade in Massachussets e, dopo aver superato i rivali in tutti e quattro gli incontri stagionali, si avvicinano all’All Star Break veleggiando verso l’ennesima annata in crescendo. La squadra di coach Woodson, un mix ormai collaudato, ha trovato potenza di fuoco a volontà in Jamal Crawford, che esce dalla panchina per sparare a canestro a più non posso; dategli pure il premio di Sesto uomo dell’anno, è già suo.
Nei piani alti troviamo anche i Magic, ma il record positivo non deve trarre in inganno; ci si aspettava di più in Florida dall’arrivo di Carter, in verità spesso assente per infortunio, e dall’inserimento dei preziosi rincalzi Bass e Barnes. Sono proprio le due stelle designate della squadra, Nelson e Howard, ad aver tradito le aspettative, rimanendo un po’ fermi ai blocchi nella stagione che avrebbe dovuto consacrarli.
Più in basso, si anima la lotta per entrare tra le magnifiche otto. Toronto è entrata nel gruppo di rincorsa, abbandonando il disastroso run ‘n gun di inizio stagione in favore di un gioco più equilibrato incentrato su Bosh. Turkoglu non ha ancora dimostrato a pieno il suo valore, ma la panchina dà un apporto continuo e Bargnani è ormai una sicurezza, in attesa che alla partenza del più quotato compagno gli consegnino le chiavi della squadra.
Miami naviga in acque tranquille, reggendosi sul talento di Wade e poco altro, ma sembra in grado di strappare un biglietto per i Playoff senza troppa difficoltà. Tutt’altro discorso vale invece per i Bulls, in rimonta sulle ali di uno strepitoso Rose dopo un periodo nerissimo che ha fatto barcollare più volte la panchina di coach Del Negro; non si può mai scommettere sulla vittoria, ma i tanti giovani continuano la loro crescita e nell’aria di Windy City c’è del sano ottimismo.
Una menzione d’onore la meritano i Bobcats, che stanno sciorinando una delle migliori pallacanestro viste in circolazione di recente; ordine, fisicità, tanta difesa e, col nuovo arrivo Stephen Jackson, finalmente anche il talento offensivo che mancava a coach Larry Brown.
Più in giù, sotto la linea di galleggiamento, troviamo i Bucks di un Bogut in crescita prepotente e del rookie Jennings, un po’ persosi dopo lo spettacolare esordio ma comunque costante nelle cifre. New York, con la testa già rivolta alla prossima estate, alterna settimane di discreto basket a sconfitte imbarazzanti ma non ha ancora perso di vista l’obiettivo. Rimane poco da fare invece per i Wizards, demoliti da problemi in campo e fuori dal campo - vedi la pessima vicenda che ha portato alla squalifica di Arenas -, per i Sixers, cui il ritorno-nostalgia di Iverson è servito finora solo a vendere qualche biglietto in più, per i Pistons, che pur ricchi di giovani talenti non riescono a trovare il loro equilibrio, e per i Nets già affossati dopo una settimana. I Pacers si ritrovano in fondo con questa brutta compagnia; danno l’impressione di avere qualcosa in più, ma c’è tanta confusione nelle gerarchie e poca costanza nei risultati.






questo è l'anno di King James :D
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