
Una delle sfide più attese dell’annata si è finalmente concretizzata, e l’hype è degno delle attese di inizio stagione, quando Celtics e Cavs si scontrarono in un match infuocato proprio nella serata d’apertura. In pochi, nel corso dei mesi successivi, si sarebbero ricordati di quell’episodio, con i Cavs lanciati verso il miglior record della lega, sempre più coesi e funzionali nel loro nuovo assetto, e i Celtics impigriti e in difficoltà.
Il cappotto subito dai rivali di Atlanta, la scivolata fino al quarto posto nella Conference, i nuovi acciacchi di Garnett, una panchina poco produttiva complice anche la discussa trade Robinson – House; tutti fattori che lasciavano presagire un futuro deludente per i verdi, pronti a servire da vittima sacrificale per l’ascesa inesorabile dei Cavs.
Sarà banale, ma in fondo è veritiero; i Playoff sono un altro sport. La pochezza dei Miami Heat, sbaragliati nel primo turno, è stata a tratti imbarazzante, ma i Celtics sono apparsi rinvigoriti e coi motori caldi. Un atteggiamento maturo, un po’ à la Spurs, per fare economia delle non più esuberanti risorse fisiche ed arrivare di rincorsa alle partite che contano. Garnett, consapevole della sua precaria condizione, si è gestito a meraviglia ed è recentemente tornato ad attaccare il canestro e andare a rimbalzo con una certa intensità. Pierce fatica a imporsi, c’è il fastidioso sospetto che tra tutti proprio il capitano sia il più appagato, ma Ray Allen è in una fase positiva e Rondo, sempre più leader di Boston, non si è seduto ad ammirare i 55 milioni di dollari del nuovo contratto; il suo continuo progresso è ciò che mantiene alto l’entusiasmo dei tifosi.
E’ veramente difficile valutare le dinamiche di questa serie, che ripropone la semifinale del 2008 a pronostici invertiti, non fosse altro che per il ricordo del recente tracollo dei Cavs, anche allora favoritissimi, contro i Magic dello scorso anno. La franchigia dell’Ohio ha guadagnato chili, anzi quintali, di esperienza ad alti livelli con O’Neal; potrebbe essere sufficiente questo a farli apparire maggiormente solidi, ma non si può tacere di un James se possibile ancora più dominante e dell’innesto preziosissimo di Jamison. La magra campagna dei Celtics, è utile ricordarlo, è costata il sacrificio del fattore campo, particolarmente rilevante in un’arena calda come la Quicken Loans. Per i Cavs, però, questo rimane il primo serio ostacolo della stagione; i condizionali sono d’obbligo.
Da un punto di vista squisitamente tecnico, le due squadre si adeguano con particolare precisione in tutte le posizioni del campo. Boston, con Perkins, Wallace e un ritrovato Glen Davis, ha chili da opporre a O’Neal e falli da spendere. Estremamente interessanti gli accoppiamenti nello spot di 4, dove Cleveland può alternare Jamison, Hickson e Varejao. I primi due possono costringere Garnett a spostarsi frequentemente in difesa, cosa che non gli riesce più come un tempo, aprendo spazi pericolosi per le incursioni di James. Il brasiliano sarà cruciale a rimbalzo, dove i Celtics non brillano; la bilancia dell’atletismo e dell’intensità di gioco pende decisamente dalla parte dei Cavs. Pierce e James hanno più volte dimostrato di concedersi volentieri spazio l’un l’altro, per i Celtics sarà vitale intasare gli spazi a centro area, concedere al numero 23 la possibilità di costruire gioco a piacimento equivale ad una condanna a morte o giù di lì. Boston soffre Mo Williams, Cleveland soffre Ray Allen, soprattutto adesso che il difensore designato sugli esterni, Delonte West, ha meno minuti a disposizione. Rondo, a fronte della difesa molto chiusa e mobile di coach Brown, sarà costretto ad impostare il gioco con straordinaria fluidità o sarà difficile per lui concludere nei pressi del canestro come ama fare o servire i compagni in transizione.
Sarebbe bello, in una serie che promette scintille, indagare le menti dei due allenatori per indovinare le loro soluzioni tattiche, ma non siamo di fronte a due funamboli della panchina, questo è risaputo. Mike Brown alla prima difficoltà finirà sotto l’occhio di bue, ricordando la scialba reazione nelle finali di conference dell’anno passato. Sta sfruttando bene la sua panchina, ottenendo anche un buon contributo da Hickson nonostante la sua retrocessione nel minutaggio, ma affidare tutto nelle mani di James potrebbe non bastare. Dall’altra parte, Rivers ha fatto un discreto lavoro nella rotazione dei lunghi e in un inserimento quasi insperato del veterano Finley, ma non è riuscito a rendere operosi e motivati alcuni preziosi talenti di cui dispone; la difesa solida di Daniels, il talento di Rasheed Wallace, le doti realizzative del controverso Nate Robinson; in tempi duri potrebbero tornare comodo, basti pensare all’importanza dei valori aggiunti PJ Brown e Cassell nella campagna vincente del 2008.
Molti i dubbi, altrettanti i punti d’interesse; una semifinale tra due squadre così quotate è un lusso, godiamoci lo spettacolo e lasciamo parlare il parquet.
Andrea Cassini
Il cappotto subito dai rivali di Atlanta, la scivolata fino al quarto posto nella Conference, i nuovi acciacchi di Garnett, una panchina poco produttiva complice anche la discussa trade Robinson – House; tutti fattori che lasciavano presagire un futuro deludente per i verdi, pronti a servire da vittima sacrificale per l’ascesa inesorabile dei Cavs.
Sarà banale, ma in fondo è veritiero; i Playoff sono un altro sport. La pochezza dei Miami Heat, sbaragliati nel primo turno, è stata a tratti imbarazzante, ma i Celtics sono apparsi rinvigoriti e coi motori caldi. Un atteggiamento maturo, un po’ à la Spurs, per fare economia delle non più esuberanti risorse fisiche ed arrivare di rincorsa alle partite che contano. Garnett, consapevole della sua precaria condizione, si è gestito a meraviglia ed è recentemente tornato ad attaccare il canestro e andare a rimbalzo con una certa intensità. Pierce fatica a imporsi, c’è il fastidioso sospetto che tra tutti proprio il capitano sia il più appagato, ma Ray Allen è in una fase positiva e Rondo, sempre più leader di Boston, non si è seduto ad ammirare i 55 milioni di dollari del nuovo contratto; il suo continuo progresso è ciò che mantiene alto l’entusiasmo dei tifosi.
E’ veramente difficile valutare le dinamiche di questa serie, che ripropone la semifinale del 2008 a pronostici invertiti, non fosse altro che per il ricordo del recente tracollo dei Cavs, anche allora favoritissimi, contro i Magic dello scorso anno. La franchigia dell’Ohio ha guadagnato chili, anzi quintali, di esperienza ad alti livelli con O’Neal; potrebbe essere sufficiente questo a farli apparire maggiormente solidi, ma non si può tacere di un James se possibile ancora più dominante e dell’innesto preziosissimo di Jamison. La magra campagna dei Celtics, è utile ricordarlo, è costata il sacrificio del fattore campo, particolarmente rilevante in un’arena calda come la Quicken Loans. Per i Cavs, però, questo rimane il primo serio ostacolo della stagione; i condizionali sono d’obbligo.
Da un punto di vista squisitamente tecnico, le due squadre si adeguano con particolare precisione in tutte le posizioni del campo. Boston, con Perkins, Wallace e un ritrovato Glen Davis, ha chili da opporre a O’Neal e falli da spendere. Estremamente interessanti gli accoppiamenti nello spot di 4, dove Cleveland può alternare Jamison, Hickson e Varejao. I primi due possono costringere Garnett a spostarsi frequentemente in difesa, cosa che non gli riesce più come un tempo, aprendo spazi pericolosi per le incursioni di James. Il brasiliano sarà cruciale a rimbalzo, dove i Celtics non brillano; la bilancia dell’atletismo e dell’intensità di gioco pende decisamente dalla parte dei Cavs. Pierce e James hanno più volte dimostrato di concedersi volentieri spazio l’un l’altro, per i Celtics sarà vitale intasare gli spazi a centro area, concedere al numero 23 la possibilità di costruire gioco a piacimento equivale ad una condanna a morte o giù di lì. Boston soffre Mo Williams, Cleveland soffre Ray Allen, soprattutto adesso che il difensore designato sugli esterni, Delonte West, ha meno minuti a disposizione. Rondo, a fronte della difesa molto chiusa e mobile di coach Brown, sarà costretto ad impostare il gioco con straordinaria fluidità o sarà difficile per lui concludere nei pressi del canestro come ama fare o servire i compagni in transizione.
Sarebbe bello, in una serie che promette scintille, indagare le menti dei due allenatori per indovinare le loro soluzioni tattiche, ma non siamo di fronte a due funamboli della panchina, questo è risaputo. Mike Brown alla prima difficoltà finirà sotto l’occhio di bue, ricordando la scialba reazione nelle finali di conference dell’anno passato. Sta sfruttando bene la sua panchina, ottenendo anche un buon contributo da Hickson nonostante la sua retrocessione nel minutaggio, ma affidare tutto nelle mani di James potrebbe non bastare. Dall’altra parte, Rivers ha fatto un discreto lavoro nella rotazione dei lunghi e in un inserimento quasi insperato del veterano Finley, ma non è riuscito a rendere operosi e motivati alcuni preziosi talenti di cui dispone; la difesa solida di Daniels, il talento di Rasheed Wallace, le doti realizzative del controverso Nate Robinson; in tempi duri potrebbero tornare comodo, basti pensare all’importanza dei valori aggiunti PJ Brown e Cassell nella campagna vincente del 2008.
Molti i dubbi, altrettanti i punti d’interesse; una semifinale tra due squadre così quotate è un lusso, godiamoci lo spettacolo e lasciamo parlare il parquet.
Andrea Cassini






Nessun commento:
Posta un commento